Segnali di ripresa per il Brasile

Il Brasile è un mercato che possiede potenzialità di sviluppo praticamente sconfinate ma ha assoluta necessità di implementare una serie di riforme economiche per potersi rilanciare. In questo approfondimento scopriremo insieme quali sono le principali opportunità offerte dal gigante latinoamericano.

Dopo 8 trimestri consecutivi di calo del PIL, che hanno segnato la crisi più lunga e profonda della sua storia, il Brasile – nel primo trimestre del 2017 – è tornato a crescere (+1%), soprattutto grazie ad un record di produzione di soia che rappresenta una delle sue principali fonti di esportazione.

Aldilà del dato positivo, permane però una situazione d’instabilità politica, in un Paese che sembra ormai affetto dalla “sindrome da impeachment” e dove il livello di insofferenza nei confronti del Presidente Temer ha ormai raggiunto livelli preoccupanti.

Inoltre la situazione occupazionale rimane molto complicata con 14 milioni di disoccupati che frenano sensibilmente la ripresa consumi interni.

Il 2017 dovrebbe comunque chiudersi nelle aspettative degli analisti con un dato di crescita poco sopra lo zero, mentre nel 2018 è atteso il consolidarsi della ripresa con proiezioni di crescita intorno al 2% del PIL.

Con queste premesse si è svolto a San Paolo il “Forum d’Investimento Brasiliano” alla presenza di Ministri, CEO di grandi aziende multinazionali, vertici delle principali istituzioni finanziarie nazionali ed internazionali, accademici ed una gremita platea di investitori e addetti ai lavori.

Dai due giorni di Forum, è emerso un certo ottimismo sul futuro della più grande economia sudamericana. Sono infatti in molti, nonostante la cautela che l’attuale congiuntura politica impone, a ritenere che il Paese si appresti ad entrare in un nuovo ciclo di crescita economica prolungato, di cui è in dubbio il ritmo, ma non il segno positivo nei prossimi anni.

Da segnalare inoltre che, per sfruttare al meglio le opportunità derivanti dalla più che probabile crescita complessiva del Paese sudamericano, la Camera di Commercio Italiana di San Paolo ha intrapreso un processo di arricchimento del proprio know-how inserendo consiglieri qualificati da tutti i rami dell’industria e della consulenza aziendale. All’interno dell’entourage dell’organismo italiano in Brasile, nel ruolo di consigliere tecnico, figura anche il dott. Alessio Gambino, fondatore di Ibs America Latina e co-fondatore di Exportiamo.it.

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Quali sono le ragioni alla base di tanto ottimismo? Proviamo ad evidenziare di seguito le principali:

1) Nonostante il caos politico, non vi è caos istituzionale. Le grandi istituzioni del Paese dimostrano di funzionare bene anche in situazione di forte stress, confermando di fatto che il Brasile è una democrazia solida, caratteristica che distingue il Brasile dagli altri BRIC agli occhi dei principali investitori esteri.

2) Indipendentemente dalle sorti dell’attuale governo, nel Paese ed in parlamento c’è una condivisione di fondo sulla necessità di procedere con una serie di riforme. La percezione è che l’agenda delle riforme previste sia un’agenda nazionale, piuttosto che l’agenda di un Presidente e/o di un partito politico. Sono, pertanto, ineludibili le riforme della previdenza e del lavoro. La prima per perseguire l’obiettivo di consolidamento fiscale del bilancio federale, già avviato con l’introduzione di un tetto di spesa costituzionale, in grado di garantire la stabilità finanziaria e ripristinare la fiducia degli operatori. La seconda al fine di ridurre l’assurdo numero di processi di lavoro che ogni anno si celebrano nel Paese verde-oro (circa 2 milioni contro 75.000 negli USA) e istituire un contesto regole più trasparente, in grado di ridurre sensibilmente il rischio contenzioso, che si riflette nel c.d. “costo brasile”.

3) L’inflazione è calata dal 12% al 4% in circa un anno, contribuendo in questo modo a creare le condizioni per il conseguente calo degli alti tassi d’interesse, in grado di alleviare i bilanci delle aziende e stimolare maggiori investimenti. In particolare una ripresa degli investimenti è attesa come il maggiore fattore di traino del rilancio economico poiché oggi essi rappresentano poco meno del 16% del PIL, contro il 25% di media degli altri Paese emergenti.

4) Il 50% degli IDE diretti verso il Brasile sono destinati al comparto infrastrutturale. Nei primi mesi dell’anno si è dato avvio al piano di privatizzazioni e concessioni promosso dal Governo, con il successo fatto registrare dalle gare per le concessioni negli aeroporti di Porto Alegre, Salvador, Florianópolis e Fortaleza, che hanno raccolto 3,7 miliardi di R$ da parte di player esteri, che proseguirà con ulteriori gare nel corso del secondo semestre e del 2018 in diversi settori: logistica, energia, utilities, ecc.

5) Nei primi tre mesi del 2017 è aumentato del 180% il valore delle operazioni di M&A, pari a 62,6 miliardi R$, rispetto allo stesso periodo del 2016. Su un montante di 96 transazioni, 53 cross borders con il coinvolgimento di investitori esteri attratti dalla possibilità di realizzare l’acquisizione di asset rilevanti a buon mercato.

6) Delle imprese multinazionali incluse nell’elenco di Fortune 500, circa 430 sono già presenti in Brasile.

Al di la dei punti sopra menzionati, va detto che il Brasile oggi è uno dei pochi Paesi al mondo a garantire un ritorno reale positivo su applicazioni di liquidità free risk.

Tra i fattori che continuano a destare ancora preoccupazione, oltre alla forte incertezza a livello politico, si segnalano:

– uno spread bancario molto alto;

– un rischio di variabilità monetaria ancora piuttosto pronunciato, che in ogni caso diviene molto più contenuto quando gli investimenti hanno una prospettiva di lungo termine, in quanto l’inflazione rappresenta una proxy delle correzioni cambiali;

– un sistema tributario eccessivamente complicato caratterizzato da costi amministrativi elevati;

– una carenza infrastrutturale ancora molto evidente.

Ad ogni modo, non è irrealistico pensare che il nuovo Presidente eletto nel 2018, pur non avendo ancora nome e cognome, possa inquadrarsi in un profilo moderato e riformista che possa proseguire il percorso di riforme avviato dall’attuale governo Temer, e che pertanto alcuni di questi problemi possano essere affrontati e risolti nel corso del suo mandato.

Oggi il Brasile ha 3 grandi pilastri chiaramente identificati, su cui puntare per sostenere la propria crescita economica:

1) sostenere una nuova fase di grandi investimenti in infrastrutture, mediante il meccanismo delle Partnership Pubblico Private (PPP) e un maggiore ricorso al project finance, con un maggiore coinvolgimento del mercato dei capitali ed una conseguente riduzione della dipendenza dalla finanza pubblica (BNDES), favorendo una più efficiente allocazione dei rischi e quindi un pricing più adeguato;

2) favorire un miglior trasferimento tecnologico, dalle università e centri di ricerca nazionali alle aziende. Infatti, il Brasile risulta essere il 13° produttore di conoscenza scientifica, ma solo 69° nella produzione di innovazione nel ranking internazionale. Circa 2/3 degli investimenti in R&S, pari al 1,23% del PIL, sono oggi di origine pubblica. Pertanto, anche in questo ambito, è fondamentale favorire una maggiore partecipazione degli investimenti privati, mediante l’adozione di politiche e strumenti volti a sostenere la crescita di startup e ecosistemi innovativi;

3) supportare la crescita delle esportazioni di prodotti trasformati e industrializzati a livello nazionale e l’internazionalizzazione delle PMI, diminuendo la sua storica dipendenza dalle esportazioni di commodities di cui è grande produttore, soprattutto nel settore agricolo, in cui si conferma assoluto protagonista della scena internazionale.

Ovviamente il primo pilastro è quello che può dare un maggior contributo a breve termine alla crescita economica, mentre gli altri due sono obiettivi da perseguire nel medio-lungo periodo. Notevoli le opportunità, anche per le PMI italiane, in particolare nei seguenti settori relativamente al primo ambito: energie rinnovabili, illuminazione pubblica e trattamento acque reflue.

Alcuni grandi investitori esteri hanno già dimostrato di avere interesse a partecipare al processo di privatizzazione dell’economia brasiliana ed in questo ambito sarà fondamentale la capacità pubblica di strutturare progetti e definire il contesto regolamentare in grado di offrire le condizioni minime di attrattività per gli investitori internazionali.

Per avere maggiori informazioni sul mercato brasiliano e su come espandere il proprio business in Brasile è possibile contattare IBS America Latina scrivendo a i.tallarico@ibsal.com.br oppure chiamando il numero 06-5919749.

Fonte: Exportiamo, di Ivan Tallarico, Partner di IBS America Latina, redazione@exportiamo.it